Archivio Aprile, 2005



TERRE DELL’OLIO Felice Modica, il giornalista produttore con la passione per l’olio

Pubblicato Aprile 11, 2005

In Sicilia, a Noto, nell’Area Sud-Oroentale, in provincia di Siracusa la famiglia Modica produce da oltre due secoli Vino e olio di alta qualità nelle terre di Bufalefi. Non senza dover pagare il prezzo di una lotta continua contro la burocrazia.

L’olio non nasce dal caso. Dietro c’è sempre l’uomo, con il suo fattivo intervento. Lo sanno tutti, per ricavare l’olio vegetale più salubre e gustoso che ci sia è necessario spremere le olive tempestivamente, subito dopo averle raccolte; ma prima ancora bisogna coltivare la terra, per renderla produttiva. In tutti questi passaggi, e in altri ancora - in frantoio prima e dopo il confezionamento in bottiglia - c’è il percorso che conduce alla qualità. Talvolta questo percorso appare ben delineato, perché dietro c’è tanta progettualità e passione, ci sono investimenti e professionalità; altre volte la qualità è solo occaasionale, dovuta alla stagionalità o a circostanze fortunose. In Sicilia, terra oliandola per elezione, gli oli che si ricavano sono di una straordinaria bontà, ma è solo da qualche tempo, da circa dieci anni, che tale connotazione d’eccellenza viene alla luce. Prima era solo nelle potenzialità del territorio, poi è bastato l’intervento attento e scrupoloso di pochi agricoltori per dare la svolta. Un olio che prima era solo genuino, oggi risquote grandi consensi in ogni dove. Colpiscono le note aromatiche così caratterizzanti, la sensazione di pomodoro, le note di erbe balsamiche e menta e molti altri sentori che ricordano la macchia mediterranea. Un tempo dov’erano tali tracce olfattive? Perché non si coglievano con la stessa evidenza di oggi? Il fatto è che in passato si trascuravano moltissimo le attenzioni che una coltura come l’olivo necessita costantemente affinché quanto contenuto nel frutto possa poi essere trasferito in tutta la sua evidenza e ricchezza nell’olio. Le molteplici sostanze che costituiscono la chimica dell’olio sono, infatti, in grado di conferire al prodotto che si ricava dalla spremitura del frutto le caratteristiche sensoriali che hanno reso tanto celebri e apprezzati gli oli della regione. Compreso tale aspetto, utile premessa per capire la situazione generale, scendo nel particolare, presentando come sempre ai lettori un produttore simbolo. E’ così, in questo viaggio ideale per le terre dell’olio, non potevo non soffermarmi in Sicilia, nell’area Sud-Orientale - a Noto per l’esattezza, in provincia di Siracusa - cuore pulsante dell’area di produzione del vino DOC ELORIO e dell’extra vergine DOP Monti Iblei. Qui, in quest’angolo benedetto di terra, la famiglia Modica di San Giovanni produce da oltre due secoli vino e olio di alta qualità, nelle terre di Bufalefi, da cui, appunto, la denominazione stessa dell’azienda agricola. La passione per l’olivo non è frutto di un’adesione dell’ultima ora, sulla scia della moda che vede la Sicilia oliandola oggi in primo piano sul resto del Paese. I Modica vantano una tradizione consolidata e hanno perfino nello stemma di famiglia un riferimento inoppugnabile. Vi è infatti un leone che regge, possente, un ramoscello d’olivo. Ma a parte tali precisazioni, andiamo al dunque. Perché mi sono soffermato sull’extra vergine a denominazione di origine protetta Monti Iblei - con sottozona Val Tellaro - dell’Azienda di Felice Modica?

Solo perché è un collega giornalista che apprezzo e stimo? No, perché dietro al lavoro del titolare c’è la fatica e la lotta di chi per produrre la qualità non solo deve impegnarsi professionalmente com’è giusto che sia, ma deve pure combattere - quasi un donchisciotte - con le istituzioni e le paraistituzioni.

Ciò che mi racconta è la cronaca di tante lotte - proprio così: lotte continue - senza tregua. Sono battaglie dure, sfiancanti, per difendersi da gente affetta da “burocratite acuta”, predisposta per natura a mettere i bastoni tra le ruote, a rompere le scatole, a vessare chi lavora, a porre pesanti pastoie a danno di chi fa il proprio mestiere onestamente e in modo egrego. Non sto qui a scendere nei particolari, anche perché ci vorrebbe lo spazio di un libro per denunciare i soprusi che un’attività produttiva deve subire. Sapere tuttavia che uno stuolo di burocrati in questo paese faccia di tutto per frenare gli entusiasmi di chi lavora non è cosa da sottovalutare. E’ un problema che persiste, nonostante i tempi siano cambiati. Onore al merito, dunque. Coloro che affrontano la dura realtà della gestione din un’azienda agricola meritano di essere elogiati e sostenuti.

Felice Modica è uno tra questi. Giornalista, non ha abbandonato del tutto la scrittura (scrive per le pagine culturali dei quotidiani “IL Giornale” e “La Gazzetta di Parma”) e dopo la morte del padre ha deciso di non abbandonmare l’azienda di famiglia e di spendere gran parte delle proprie energie sui campi.

E’ una dura fatica condurre un’azienda agricola. Orientarla a produzioni d’eccellenza ancora più difficile. Modica ha dalla sua l’orgoglio di farlo con un’azienda di grandi dimensoni, riuscendo a ottenere un livello qualitativo medio-alto pur operando su vasta scala. Sì, perché Modica non fa l’olio buono (ma anche il suo vino è ottimo) solo per pochi eletti. Produrre qualche centinaio di bottiglie di prodotto d’alta gamma è facile. Assai complesso è invece fare la qualità coprendo l’intera produzione. Modica ci riesce molto bene. Il suo olio, prodotto nel corso della campagna 2004, è ottenuto dalla molitura di olive Moresca e Verdese ed è di colore verde intenso con riflessi dorati. All’olfatto si apre con freschi sentori di pomodoro ed eleganti note vegetali e di erbe di campo, con profumi puliti e netti che rimandano anche all’oliva ancora verde. Al palato è sapido e ha buona fluidità e morbidezza, equilibrio nell’amaro e nel piccante, con una maggiore evidenza di quest’ultima nota in chiusura. L’abbinamento ideale è con insalate verdi e dimare, patate novelle in padella, creme di legumi, frittate di cipolle e lumache, arrosto di carni rosse.
Di Luigi Caricato www.luigicaricato.net
Fonte dell’articolo :
Luigi Caricato Terre del Vino