Archivio Ottobre, 2003



MACCHERONICA GUIDA PALATALE, INSERVIBILE MA PREZIOSA, A CURA DI CAMILLO LANGONE

Pubblicato Ottobre 28, 2003

Nel confuso panorama enologico di Sicilia l’unica speranza sono i baroni. Il vino delle famiglie dell’alta nobiltà è evaporato: la Duca di Salaparuta è passata all’Amaretto di Saronno e il Feudo dei Principi di Butera è stato comprato da Zonin, per dire i due casi più melanconici. Avendo meno soldi da sperperare a Palermo e a Montecarlo, i baroni neanche ci sono andati, a Palermo e a Montecarlo. Nel corso del Novecento sciagurato (mafia, riforma agraria, bibite gassate, repubblica) molti di loro sono rimasti sulla terra, conservandone almeno un po’ per gli eredi. Non può essere un caso che i pochi vinisiciliani che ci interessano hanno tutti lo stesso tipo di coroncina in etichetta. Piacerebbe (eccome) parlare della baronessa Francesca Planeta di Santa Cecilia ma i giornalisti l’hanno già troppo viziata e poi se nelle cantine siciliane si stanno accumulando le barrique la colpa è un po’ anche sua. Piacerebbe parlare del barone Nicolò La Lumìa e del suo Signorio Rosso, prodigiosamente ricco di benefico resveratrolo, se non fosse che avendo battezzato questo 100 % Nero d’Avola con un nome di fantasia contribuisce in quota parte alla babele della Trinacria vinosa. Piacerebbe parlare di don Carlo Nicolosi barone di Villagrande ma il suo Sciara appunto di Villagrande contiene merlot come un Franciacorta qualsiasi. Piacerebbe parlare del barone Emanuele Scammacca del Murgo ma pur essendo riusciti a perdonare il suo coinvolgimento nel governo Dini (fu sottosegretario agli Affari esteri) ci risulta imposibile dimenticare che il suo Tenuta San Michele è stato definito “il Sassicaia etneo”, ohibò. Messo da parte il condizionale ci piace parlare del barone felice Modica di San Giovanni, uno che non è mai stato sottosegretario e non ha mai piantato merlot e che imbottiglia il suo vino denominato Filinona scrivendo Nero d’Avola bello grande in etichetta, così sio capisce che cosa c’è dentro. I vinattieri nostri sulle etichette ci scrivono qualsiasi cosa, meno quello che realmente conta: Vino dolce o secco? Fermo o frizzante? Monovitigno o miscuglio? Affinato in vetro, in acciaio, in legno o in legnetto? Per i vinattieri sono dati inessenziali: molto meglio stampare poesiole, chiacchiere, quisquilie e pinzillacchere, oltre che nomi indecifrabili che in icilia hanno spesso l’accento folk: Tané, Rapitalà, Ramì, Noàà, Nikà, Jalé, Chiarandà, Angimbé…Filinona, felice eccezione, non prevede né accento né barrique. In dialetto questa parola designa l’afoso pomeriggio estivo, ovvero la controra, e infatti quello di Modica è un rosso caldo, brancatiano, che lentamente ma lungamente effonde sentori di salvia e di sogno.
Nero d’Avola Filinona
Felice Modica (Noto SR) - 0931573576
Camillo Langone
da “Il Foglio” del 28 Ottobre 2003
Fonte dell’articolo :
IL FOGLIO


Siracusa scopre i suoi tesori

Pubblicato Ottobre 3, 2003

La famiglia Modica ha l’olivicoltura nel sangue. Ma anche nello stemma del casato vi è un leone intento a reggere, tutto fiero, un ramoscello d’olivo. L’azienda, di antiche tradizioni, produce un olio da olive in prevalenza Moresca e in parte Verdese. E’ verde intenso e velato, quando lo abbiamo degustato all’inizio della campagna. Si presenta con profumi freschi di oliva sana, con marcati sentori di pomodoro e piacevoli note vegetali. Al palato si caratterizza per buona fluidità ed equilibrio, nel piccante e nell’amaro; quest’ultima sensazione è anzi più netta e persistente, nobilitata da una lieve percezione di astringenza sulla lingua, in chiusura, dove si coglie un rimando anche alle erbe di campo. Ideale da utilizzare a crudo con patate novelle in padella, insalate di pomodori e cetrioli, arrosti alle erbe aromatiche.

Luigi Caricato
da “Terre del Vino” Ottobre 2003


Un vino orientato al…sociale

Pubblicato

C’è un’azienda, nella Sicilia sud-orientale, che sta emergendo per la chiarezza di idee con cui un giovane imprenditore ha impostato il progetto di rivitalizzazaione. Da due anni, Felice Modica di Noto (Sr), di una antica famiglia impegnata in agricoltura, si è trovato a doversi interessare dell’azienda di casa, ben conosciuta nel teritorio: 300 ettari, di cui 20 a vigneto, 5000 olivi, 40 ha fra limoni “femminello” e arance cui fanno da contorno i mandorleti, i carrubeti ed il seminativo. Nel 2002, la tradizionale produzione-vendita di vino sfuso subisce una prima svolta verso un salto di qualità. Entra in azienda Giovanni Rizzo, enotecnico pantesco e, nel 2003, escono le prime 6.000 bottiglie di “Filinona Eloro DOC”. Vino di buona gradazione (13 - 14 %), intenso colore rosso con riflessi viola, equilibrata acidità, ottima struttura, armonico, di grande stoffa, da accompagnare a selvaggina, arrosti di carne, formaggi stagionati. Ha passato 7-8 mesi in vasca ed almeno altri 4-5 in bottiglia prima della vendita e, sicuramente, ha davanti a sé altri 5-6 anni di invecchiamento. Un “Nero d’Avola” come tanti, si dirà. Forse. Ma il Filinona - Eloro DOC” ha una cosa che lo distingue: nella confezione, un cortoncino in caratteri braille rende possibile, a un non vedente, “leggere” le indicazioni d’etichetta. L’idea di Rizzo, tante volte scartata da altri, viene subito accolta e messa in atto da Modica che contatta L’_Unione Nazionale Ciechi, riceve centinaia di e-mail e telefonate di non vedenti che gli danno consigli e, finalmente, prende vita non senza difficoltà, il cartoncino che accompagna la confezione.
“Voglio sia chiaro - ci dice - che l’iniziativa non ha scopi né risvolti commerciali. E’ una proposta che cerca, in qualche modo, di andare incontro a persone meno fortunate. Saranno le enoteche ed i ristoranti, se vorranno, a far presente questa opportunità. Dalla prossima campagna, intendo estendere l’iniziativa anche alle confezioni del nostro olio DOP Monti Iblei”.
Un piccolo gesto che conta più di mille parole.
di Ettore Franca
da “Vigne e Vini” dell’Ottobre 2003